Altro che questua, è Monti che chiede agli industriali di agire

Sarà un altro tipo di “spread” quello che dovrà affrontare l’Italia nei prossimi mesi. Diverso da quello tra titoli di stato nazionali e titoli tedeschi. Colmare il divario di produttività delle imprese italiane rispetto ai concorrenti stranieri e risalire la china della competitività (l’Italia è 42esima al mondo), è uno sforzo che sarà in capo soprattutto alle imprese, in accordo con la controparte sindacale. E’ questo il messaggio che arriva dal governo al termine dell’incontro con le organizzazioni degli imprenditori (Confindustria, Associazione bancaria italiana, le assicurazioni di Ania, Alleanza delle cooperative e Rete Imprese) al quale ha partecipato il presidente del Consiglio, Mario Monti, con cinque ministri e sottosegretari.
10 AGO 20
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Sarà un altro tipo di “spread” quello che dovrà affrontare l’Italia nei prossimi mesi. Diverso da quello tra titoli di stato nazionali e titoli tedeschi. Colmare il divario di produttività delle imprese italiane rispetto ai concorrenti stranieri e risalire la china della competitività (l’Italia è 42esima al mondo), è uno sforzo che sarà in capo soprattutto alle imprese, in accordo con la controparte sindacale. E’ questo il messaggio che arriva dal governo al termine dell’incontro con le organizzazioni degli imprenditori (Confindustria, Associazione bancaria italiana, le assicurazioni di Ania, Alleanza delle cooperative e Rete Imprese) al quale ha partecipato il presidente del Consiglio, Mario Monti, con cinque ministri e sottosegretari. Un tavolo che di fatto riapre il dialogo con il mondo dell’imprenditoria e si proietta verso la sfera sindacale con un tavolo parallelo previsto per l’11 settembre. “Oltre allo spread sugli interessi sui titoli di stato, che incide negativamente sul costo del credito e sugli investimenti delle imprese, assume grande rilievo lo spread di produttività, che altrettanto pesantemente incide sulla capacità competitiva aziendale. Per questo è necessario che le parti sociali trovino un terreno di dialogo comune per intervenire sui fattori di produttività di ogni singola impresa”, ha comunicato una nota governativa al termine dell’incontro. L’impegno assicurato da Monti è quello di continuare a intervenire su “fattori di contesto” come investimenti nelle infrastrutture (per 50 miliardi), innovazione, ricerca e semplificazione colmando il divario digitale del paese. Oltre alla promessa di non aumentare l’imposta sul valore aggiunto (Iva) nel 2013. Manovra che richiederà, secondo stime dell’esecutivo, altri 6 miliardi di risparmi.
L’appello è rivolto alle aziende perché facciano di più, mentre il governo controlla la situazione europea. I dati resi noti proprio ieri dalla Cgia di Mestre dimostrano infatti che le grandi imprese da dieci anni a questa parte hanno preferito per esempio fare investimenti “speculativi”, raddoppiando l’acquisto di immobili ma investendo solo il 18 per cento degli introiti in nuovi macchinari.
L’esortazione lanciata da Palazzo Chigi agli imprenditori riassume quanto già dichiarato da Monti in un’intervista esclusiva a Tg Norba 24 anticipata nella mattinata di ieri: “Molto della sorte del paese è nelle mani delle parti sociali”, ha detto Monti. Frase che è stata oggetto di un botta e risposta a distanza (e virtuale) con il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che nelle stesse ore è intervenuto al programma “La Telefonata” di Maurizio Belpietro rompendo un lungo silenzio.
Il patron della Mapei ha avvertito che quello che il paese sta affrontando non sarà solo un autunno caldo ma “bollente”, criticando inoltre il governo per l’assenza di una politica industriale: “L’autunno non è caldo, è bollente, ci sono casi di crisi aziendali che non finiscono sui giornali”. “Le aperture dell’esecutivo per il momento sono più che altro di principio, non abbiamo ancora visto – ha aggiunto – provvedimenti concreti, mi auguro che sul tavolo venga messo qualcosa da parte del governo”. L’incontro è stato “costruttivo” ma non è detto che la temperatura autunnale si abbasserà: “Me lo auguro”, ha detto Squinzi. Che nell’intervista è tornato a criticare gli effetti della riforma del lavoro (l’aveva definita una “boiata”) e moderando i toni la considera “un’occasione persa” sebbene sia “possibile migliorarla”.
In Confindustria sembrano sopiti gli attriti che avevano segnato la scalata alla presidenza, spuntata da Squinzi contro Alberto Bombassei, che in principio aveva raccolto consensi sotto l’ombrello dell’organizzazione di “Impresa al Centro”. “Quando una battaglia è persa, è persa”, fanno notare dall’interno di Viale dell'Astronomia, come a dire che – a differenza della politica – tra gli imprenditori si ammette la sconfitta e si tace. Così il dissidio – ufficialmente mai sanato – pare rientrato. Ma è solo apparenza. Persone vicine a Bombassei fanno infatti notare al Foglio quanto la dialettica di Squinzi non sia cambiata dai tempi in cui Monti lo accusava di “fare salire lo spread”. “Ha ancora un deficit di comunicazione”, spiegano in ambienti vicini a Bombassei, e “forse poiché Confindustria sembra contare meno, è un modo per dire ‘io ci sono’”.
La strada preferita dall’ala “bombasseiana”, seppure formalmente liquefatta dopo la sconfitta, sarebbe piuttosto quella di abbandonare l’atteggiamento critico verso l’esecutivo. La linea dura di Squinzi non sarebbe fedele al pensiero di molti industriali, inviperiti per l’alta pressione fiscale e preoccupati dalla riforma del lavoro, ma comunque solidali in linea generale con Monti, non foss’altro perché “non c’è un’alternativa credibile all’orizzonte”. Bombassei, spiegano le stesse fonti, “confida nel premier, che andrebbe sostenuto”.